|
La gatta e il cane La porta si aprì e apparve un cucciolo di pittbull. - Cosa ci fa questo qui? - pensò Elettra la gatta - sarà bene chiarire subito - . Lo affrontò. "Chi sei, da dove vieni e cosa vuoi?" gridò. - Sigh! - fece tra sé e sé il grosso cane - fatti forza, sei un maschio, non dovrebbe esserti difficile tenere a bada un batuffolo di peli -. "Sono Loy, vengo da lontano e voglio entrare" rispose con quanto fiato avesse in gola. "E, di grazia, perché questa richiesta? Non lo sai che questa è casa mia e qui mi trattano come una principessa?". "Vorrà dire che io sarò il tuo principe". "Non ci penso nemmeno! Un maschio in casa che gioca, mangia a sbafo, si fa accompagnare al parco per fare la pipì più volte al giorno… e io? Buttata in un angolo dalla padrona! Non se ne parla proprio". "Cerca di ragionare: qui c'è abbastanza posto per tutti e due, basta solo mettersi d'accordo". Elettra ci pensò un attimo e poi decise di stabilire lei le regole di quella convivenza forzata. "Va bene, entra, ma presta attenzione a quanto sto per dirti: in questo angolo non ci metterai mai una zampa, perché è il posto del mio riposino pomeridiano e non si tocca, poi fai il piacere di non entrare nella camera da letto, perché non vorrei che, preso dall'entusiasmo, facessi cadere gli oggetti preziosi che sono sistemati sul comò… la signora potrebbe sospettare anche di me; la cucina poi è zona vietatissima per tutti e due. Ecco… tutto il tuo spazio è questo". E indicò la piccola stanza attigua all'ingresso. Loy valutò la situazione e poi disse: "Devo aver sbagliato porta". Si girò e corse giù per le scale senza mai voltarsi indietro.
|
|